Sono un’ottimista che si preoccupa molto.
Madeleine Albright

 

Il 12 settembre 2008 la Lehman Brothers valeva 639 miliardi di dollari. Il 15 settembre il suo valore era zero. Da allora si è aperta una crisi economica che pesa ancora sul nostro futuro, soprattutto sulle spalle dei più giovani.

A dieci anni dal drammatico crac della quarta banca d'affari degli Stati Uniti, il nostro Servizio Bibliotecario di Ateneo propone un serie di risorse digitali per farsi un'idea più chiara di quanto avvenuto. Risorse disponibili gratuitamente per gli utenti uniurb su MediaLibraryOnLine, tutte accessibili 24 ore al giorno da pc, smartphone e tablet.

     

     
Copertina Il fallimento della Lehman Brothers raccontato da Stefano Feltri

 
     

     
Copertina Archivio PRO del Corriere della Sera

Contiene gli articoli digitalizzati del quotidiano a partire dal 1876 ai giorni nostri.
Qui puoi leggere la cronaca delle giornate che hanno cambiato la nostra storia recente.


corsera
 

     
Copertina Il Sole 24Ore

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 Copertina Qualcosa sui Lehman
Stefano Massini , Mondadori , 2016 

 "È incontestabilmente un nuovo tipo di scrittura, di forte potenza e totale fascino." "Massini è un narratore stupendo." "L'opera ci imbarca e ci incanta come un racconto tinto di commedia, con una fantasia e un'ironia allegra che non può non ricordarci il più grande autore Yiddish, Isaac Singer." "La scrittura di Massini abbraccia i secoli e le epoche, con una verve senza tregua, ricchissima di ritratti, di situazioni, di cambiamenti." "La finezza della scrittura di Massini crea un risultato appassionante." "Un grande affresco dello straordinario giovane autore italiano Stefano Massini, che sventaglia 150 anni di capitalismo americano." "Massini con Lehman celebra l'unione di una altissima saga familiare con la storia moderna della nostra società." Questa incredibile storia inizia sul molo di un porto americano, con un giovane immigrato ebreo tedesco che respira a pieni polmoni l'entusiasmo dello sbarco. È da questo piccolo seme che nascerà il grande albero di una saga familiare ed economica capace davvero di cambiare il mondo. Acuto e razionale, Henry Lehman (non a caso soprannominato "Testa") si trasferisce nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove apre un minuscolo negozio di stoffe. Ma il cotone degli schiavi è solo il primo banco di prova per l'astuzia commerciale targata Lehman Brothers (perché nel frattempo Henry si è fatto raggiungere dai due fratelli minori Emanuel e Mayer, rispettivamente detti "Braccio" e "Patata"). In un incalzare di eventi, i tre fratelli collezionano clamorosi successi e irritanti passi falsi mentre la grande calamita di New York li attira nel suo vortice inebriante. Nel frattempo, al vecchio cotone si sono sostituiti il caffè, lo zucchero, il carbone, e soprattutto la nuova frontiera di un'industria ferroviaria tutta da finanziare. È questa la seconda appassionante tappa del libro, intitolata "Padri e figli", incentrata sulla rocambolesca scalata al potere del glaciale Philip Lehman, circondato dai cugini Sigmund, Dreidel, Herbert e Arthur. Le loro esistenze parallele compongono un mosaico di umanità diverse, assortite, contraddittorie, in cui l'angoscia dei sogni notturni va di pari passo a una corsa implacabile per stare al ritmo di Wall Street. Sono gli anni dell'ebbrezza, destinata a infrangersi nel crollo fragoroso del 1929, quando le sorti di un sistema al collasso verranno affidate alle fragili mani di Bobbie Lehman, simbolo di un mondo in equilibrio precario, ostaggio delle sue stesse mode e di fatto incapace di darsi un futuro certo.
 
     
 Copertina Lo schianto. 2008-2018. Come un decennio di crisi economica ha cambiato il mondo
Adam Tooze Mondadori , 2018


Innescata dallo scoppio della bolla immobiliare nel 2006 e culminata il 15 settembre 2008 nel crack della Lehman Brothers, la prima grave crisi finanziaria dell'era globale ha investito violentemente ogni parte del mondo, dalle borse del Regno Unito e dell'Europa fino alle fabbriche dell'Asia, del Medio Oriente e dell'America latina, e ha determinato un radicale riassetto della governance internazionale. Negli Stati Uniti e nei paesi occidentali ha provocato un generale impoverimento del ceto medio, un ripensamento della natura della democrazia capitalistica e, con un effetto domino la cui prima conseguenza è stata l'esplosione di una serie di crisi geopolitiche lungo tutto il perimetro esterno dell'Unione europea, dalla Tunisia alla Crimea, ha portato alla guerra in Ucraina, al collasso della Grecia, alla Brexit e alla vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane del 2016. Con la sua poderosa ricostruzione del decennio di crisi finanziarie appena trascorso e delle risposte economiche, politiche e geopolitiche che a esse sono state date, Adam Tooze ci mostra che per comprendere gli sconvolgimenti epocali in corso è necessaria una profonda riflessione su alcuni temi di fondo: il carattere casuale e caotico dello sviluppo economico e le rotte imperscrutabili del debito; le invisibili trame che legano paesi e regioni in rapporti di interdipendenza acutamente asimmetrici, frutto di una incolmabile e crescente disparità in termini di capacità di investimento e di potere politico e militare; le modalità con cui le crisi finanziarie hanno interagito con il successo planetario di Internet e dei social network; la sofferenza della classe media americana, l'ascesa della Cina e le lotte globali per i combustibili fossili. Alla luce di questo nuovo scenario, Tooze valuta, con le armi dello storico, la portata di eventi che si configurano come una delle grandi crisi della modernità, al pari della prima guerra mondiale, e formula alcune domande cruciali - come si accumulano rischi enormi, poco compresi e poco controllabili? siamo entrati nella crisi ingenuamente, come sonnambuli, o spinti da forze oscure? di chi è la colpa del disastro che ne è derivato? in che modo le passioni politiche del popolo influenzano il processo decisionale dell'élite? e in che modo i politici sfruttano tali passioni? - riguardo alle reali prospettive di un ordine mondiale liberale, stabile e coerente.
 
     
Copertina 
Chi salverà la finanza. A dieci anni dalla crisi l'etica non basta

Emilio Barucci, Egea , 2018 


Il 15 settembre 2008 la banca d'investimento statunitense Lehman Brothers dichiarava fallimento: l'evento simbolo della crisi finanziaria, le cui scosse di assestamento hanno caratterizzato l'ultima decade sia negli Stati Uniti sia in Europa. A dieci anni di distanza, questo volume fa il punto sull'eredità di quegli eventi – inclusa l'inefficacia dimostrata dalle istituzioni europee nel garantire la stabilità delle banche italiane nei casi di MPS, delle banche popolari e delle sofferenze bancarie – interrogandosi su chi, e come, potrà "salvare la finanza". Il richiamo all'etica, a quanto sia "giusto" che un amministratore delegato guadagni più di un cassiere di banca, non è il modo migliore di approcciare la questione, secondo l'Autore: quello che serve è una riflessione su come sia possibile architettare una buona finanza, andando oltre le classiche parole d'ordine quali privatizzazione, liberalizzazione e deregolamentazione. L'analisi della crisi diventa così l'occasione per individuare una serie di vere e proprie "lezioni" da tenere a mente per il futuro.
 
     
Copertina Che cosa sa fare l'Italia. La nostra economia dopo la grande crisi
Anna Giunta ; Salvatore Rossi, Laterza , 2017


Un paese è ciò che sa fare. Gli italiani un tempo hanno saputo eccellere. Oggi il genius loci si è appannato: vale la pena di capire se e in quali modi si può rimediare. L'economia del nostro paese sembra avere smarrito la capacità di accrescere reddito ed efficienza produttiva. Perché? Per capirlo e per avanzare delle soluzioni, gli autori mettono a fuoco alcune variabili chiave dell'economia italiana: chi genera ricchezza; che cosa, dove e come si produce; quali sono i problemi di molte imprese, familiste, poco produttive, scarsamente innovative; quali i punti di forza della nostra competitività internazionale. Far nascere nuovi imprenditori, convincere quelli che ci sono a far crescere le loro imprese, separandole dai destini della famiglia, premiare il coraggio e l'inventiva, disincentivare le rendite di posizione devono essere gli impegni prioritari della politica economica oggi in Italia. Suscitare attese favorevoli e lavorare per la loro realizzazione potrebbe liberare le energie di cui il nostro paese resta ricco.
 
 
     
Copertina  Il bivio. Sogni e speranze dei giovani italiani in tempo di crisi
Angelo Bruscino, Mondadori Electa , 2016

 
Questo libro è un'istantanea di storie, sogni e speranze dei giovani italiani, che oggi vivono e si barcamenano tra numerose incertezze, tra crisi economica e sociale, tassi di disoccupazione soprattutto giovanile mai toccati prima e una visione del futuro che sembra più nera del passato. Ne esce il ritratto di una generazione preoccupata per il domani, in crisi di valori e di modelli, ma questi ragazzi chiamati con i più fantasiosi nomignoli, da Bamboccioni, a Choosy, a Neet, continuano a essere la nostra migliore speranza per ridisegnare un futuro e un destino migliore di quello che si è vissuto in questi anni. La nostra migliore gioventù non solo è viva, ma resta la più grande risorsa a cui attingere per rinnovare il nostro sistema paese, oggi più che mai i nostri ragazzi rappresentano l'unica vera garanzia di continuità storica, sociale, politica ed economica e soprattutto rappresentano la possibilità di ricreare un patto generazionale che riporti l'Italia a guardare il futuro con un sentimento di speranza e non più di paura.
 
     
Copertina Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi
Francesco Sylos Labini, Laterza , 2016


Economisti e politici hanno bisogno di adottare una mentalità scientifica. Ecco come la scienza può aiutarci a capire la crisi economica e può fornirci soluzioni originali. Ogni giorno ci viene ripetuto che esistono delle leggi di mercato, la domanda e l'offerta, che non possono che condizionare le nostre vite. Queste norme appaiono come 'naturali' quanto la legge di gravità, e gli economisti, utilizzando equazioni e modelli matematici, sono percepiti come gli scienziati destinati a comprenderle e a interpretarle. Ma veramente possiamo fidarci delle previsioni dell'economia come di quelle della fisica? Ancora di più: l'economia è davvero una scienza? Il sistema economico è ancora descritto come costantemente caratterizzato dalla ricerca di una condizione di equilibrio stabile. A questa prospettiva, che rispecchia i limiti e le idee della fisica dell'Ottocento, l'autore contrappone le intuizioni offerte dalla fisica moderna prendendo in considerazione i recenti sviluppi sullo studio dei sistemi caotici e complessi.

 
     
Copertina  Come siamo cambiati. Gli italiani e la crisi
Roberta Carlini, Laterza , 2015


La crisi economica che abbiamo attraversato è stata la più lunga e la più dura della storia d'Italia. E non è finita del tutto e per tutti. Le cicatrici che ci lascia segnano ogni abitudine, ogni momento della nostra vita sociale: facciamo meno figli, ci curiamo di meno e peggio, consumiamo meno ma a volte meglio, stiamo abbandonando l'università, conviviamo con l'incertezza. Mutamenti profondi, non reversibili al primo rialzo del Pil.
 
 
     
Copertina  Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti
Luciano Gallino, Einaudi , 2015


"Quel che vorrei provare a raccontarvi è per certi versi la storia di una sconfitta politica, sociale, morale. Abbiamo visto scomparire due idee e relative pratiche che giudicavamo fondamentali: l'idea di uguaglianza, e quella di pensiero critico". Causa fondamentale della sconfitta dell'uguaglianza è stata, per Gallino, dagli anni Ottanta in poi, la doppia crisi, del capitalismo e del sistema ecologico, strettamente collegate tra loro. La stessa crisi del capitalismo ha molte facce: l'incapacità di vendere tutto quello che produce; la riduzione drastica dei produttori di beni e servizi; il parallelo sviluppo del sistema finanziario al di là di ogni limite. A questa crisi il capitalismo ha reagito accrescendo lo sfruttamento irresponsabile dei sistemi che sostengono la vita - il "sistema ecologico". Il tutto con il ferreo sostegno di un'ideologia, il neoliberalesimo, che riducendo tutti a mere macchine contabili dà corpo a una povertà dell'azione politica quale non si era forse mai vista nella storia.
 
 
     
Copertina  La casa del debito. Alle origini della Grande recessione
Afif Mian ; Amir Sufi, Il Saggiatore , 2015

La crisi scoppiata nel 2008 ha cancellato otto milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, e più di quattro milioni di case sono state pignorate. È solo una coincidenza che negli anni precedenti gli Usa abbiano assistito a un vertiginoso indebitamento delle famiglie?Armati di una stupefacente mole di dati, Atif Mian e Amir Sufi mostrano che tanto la Grande recessione dei nostri giorni quanto la Grande depressione degli anni trenta sono state provocate da un aumento dei debiti delle famiglie, seguito da una significativa diminuzione delle spese per consumi. Così si formano, per poi esplodere drammaticamente, le bolle finanziarie, come esemplificano anche il boom e il successivo crollo del mercato immobiliare in Spagna e in Irlanda. Scoppiata la crisi, i governi statunitensi e la Federal Reserve hanno salvaguardato istituti finanziari e creditori, ma per riequilibrare il sistema avrebbero dovuto difendere i mutuatari in difficoltà, condonando almeno in parte i loro debiti. Il problema non è la "stretta creditizia", il famigerato credit crunch: aumentare il flusso del credito è disastrosamente controproducente. Per evitare nuove bolle è necessario affrontare più direttamente il vero problema, cioè il debito, e interrompere il circolo vizioso delle perdite forzate a cui vanno incontro le famiglie indebitate: per esempio favorendo la diffusione dei contratti di mutuo a responsabilità condivisa. Possiamo e dobbiamo prevenire il verifi carsi di nuove crisi: per farlo occorre un'analisi accurata, complessa e non ideologica di quanto successo negli ultimi anni. La casa del debito è in questo senso un contributo fondamentale, sorretto da ricerche meticolose ed esempi illuminanti, che si distingue dalla copiosa letteratura sulla Grande recessione per l'inedita capacità di alternare il primissimo piano sugli attori economici – a cominciare dalle famiglie – e uno sguardo a tutto campo, che dagli Stati Uniti muove verso l'Europa.
 
 
     
Copertina Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi
Chiara Saraceno, Feltrinelli Editore , 2015


Già prima della crisi avere un'occupazione non aveva sempre garantito dalla povertà, soprattutto a livello familiare, sia perché sono aumentati i cosiddetti "cattivi lavori", sia perché non sempre un reddito da lavoro in sé adeguato, ma modesto, è sufficiente a mantenere una famiglia. Accanto al reddito da lavoro individuale, fanno la differenza il numero dei percettori di reddito in una famiglia, la sua ampiezza, l'esistenza e la generosità dei trasferimenti sociali. Mentre l'aumento dell'occupazione continua a essere proposto come l'unica via d'uscita dalla povertà, le politiche dell'austerity hanno causato una riduzione dei trasferimenti, in particolare nei confronti della popolazione in età da lavoro. Se questo succede anche in altri paesi europei, in Italia presenta caratteristiche particolarmente gravi, non solo per i livelli di disoccupazione, ma anche per l'ancora troppo basso tasso di occupazione femminile (che determina l'elevata incidenza di famiglie monoreddito) e la debolezza storica del welfare, che si è ulteriormente indebolito e frammentato a seguito della crisi. Sono questi i temi affrontati nel volume, rispetto all'Ue e rispetto alla specifica situazione italiana, sulla scorta dei dati empirici più recenti. Un approfondimento particolare è dedicato a due temi spesso marginali nel dibattito italiano e tuttavia molto importanti per la tenuta di una società e tra loro collegati: la povertà dei minori e la povertà delle famiglie di lavoratori.
 
     
Copertina Contro gli opposti pessimismi. Per uscire dal declino e dalla crisi
Luigi Spaventa, Castelvecchi , 2014


"Contro gli opposti pessimismi" raccoglie i saggi di Luigi Spaventa pubblicati tra il 2002 e il 2011. Accanto ai fondamenti teorici ed empirici delle sue idee, il grande economista espone con estrema chiarezza le linee guida, i criteri e gli strumenti con cui si sarebbero dovute e potute affrontare le questioni cruciali di fronte alle quali si è trovata e si trova tuttora la politica economica italiana ed europea. Le sue critiche pungenti permettono di maturare una migliore comprensione delle ragioni del declino non solo economico, ma anche sociale e culturale, che affligge il nostro Paese. Sempre accompagnate da proposte concrete e dalla continua ricerca di soluzioni praticabili, le analisi di Spaventa sono vitali per capire le trasformazioni profonde vissute dal capitalismo italiano e le principali sfide che dovremo affrontare nel prossimo futuro.
 
     
Copertina Il potere dei giganti. Perché la crisi non ha sconfitto il neoliberismo
Colin Crouch, Laterza , 2014


La crisi devastante delle economie occidentali avrebbe dovuto portare con sé la dottrina economica egemone del neoliberismo. Non è stato così. Perché? La risposta di
Crouch, densa e polemica, è che le teorie neoliberiste sono funzionali al potere di un'entità che pesa sempre più: l'impresa gigante. I partiti di sinistra e i movimenti della società civile dovrebbero fare argine contro lo strapotere delle megaimprese. L'opera non è affatto semplice, ma la diagnosi esatta di Crouch può essere un buon inizio. Leopoldo Fabiani, "la Repubblica" Quali interessi rappresenta il neoliberismo? Qui sta l'originalità di Crouch: le gigantesche imprese transnazionali, che antepongono le proprie regole private a quelle dei governi, sono i soggetti che ripropongono le politiche neoliberiste. È così che si spiega la strana 'non morte del neoliberismo'. Gian Luigi Vaccarino, "L'Indice" "Il mercato non esiste" verrebbe da dire oggi leggendo Il potere dei giganti, dove si mostra che per larghi settori dell'economia, la libera concorrenza è schiacciata dai grandi conglomerati industriali e finanziari, che dello Stato e dei governi non sono gli antagonisti, bensì i 'poderosi alleati'. "l'Espresso"
 
     
 Copertina La Federal Reserve e la crisi finanziaria. Quattro lezioni
Ben S. Bernanke, Il Saggiatore , 2014

Come funziona una banca centrale? A quali princìpi orienta la sua politica monetaria? Come sceglie se privilegiare il contenimento dell'inflazione o la piena occupazione? Che cosa può fare durante una crisi finanziaria, e come può stimolare l'economia in tempi di recessione? Dal 2006 al 2014 Ben Bernanke è stato presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense: nessuno meglio di lui può rispondere a queste domande, decisive per comprendere le sfide economiche del nostro tempo. Le lezioni qui raccolte abbracciano teoria e storia, e ricostruiscono con rara capacità di sintesi e chiarezza le vicende della Fed, fondata nel 1914: dagli errori durante la Grande depressione alla Grande moderazione sotto la ventennale presidenza Greenspan, passando per il "divorzio" dal dipartimento del Tesoro nel secondo dopoguerra e per l'inflazione degli anni settanta, sedata dall'allora governatore Volcker. Bernanke approfondisce poi le origini e i meccanismi della crisi finanziaria scoppiata nel 2008, rivela i retroscena degli interventi che hanno salvato il sistema bancario dal collasso ed esamina gli sforzi messi in atto per rilanciare la crescita degli Stati Uniti. Al centro dell'analisi, la funzione di prestatore di ultima istanza che nel 2008 la Fed ha esercitato – tra mille discussioni – per arginare il panico e salvare gli istituti too big to fail, ma anche le meno convenzionali politiche espansive, come l'acquisto di titoli su larga scala: il quantitative easing che ha accompagnato la pur timida ripresa statunitense. Una ripresa impossibile, ribadisce Bernanke, senza una regolamentazione finanziaria efficace e politiche fiscali coerenti, obiettivi che le banche centrali non possono certo perseguire da sole. Lucida testimonianza diretta e agile manuale di economia politica, La Federal Reserve e la crisi finanziaria sarà un punto di riferimento insostituibile per chi in futuro studierà la storia di questi anni incerti e turbolenti. I contemporanei, oltre a comprendere meglio come gli Stati Uniti siano riusciti a risalire la china, potranno leggere in filigrana le differenze con un'eurozona tuttora afflitta dalla crisi.  
 
     
Copertina Lavorare manca. La crisi vista dal basso
Giovanna Boursier ; Gabriele Polo, Einaudi , 2014


Che cosa succede se proviamo a osservare la crisi rinunciando al consueto punto di vista, se proviamo a inquadrarla ad altezza di sguardo? Succede che ai flussi della finanza si sostituiscono le storie, alle manovre economiche le persone. Spariscono le oscillazioni dei mercati e dello spread, appaiono volti, voci di protesta. A quest'altezza, crisi vuol dire soprattutto lavoro che manca. A raccontarcelo sono due giornalisti d'inchiesta, in un reportage che ha come sfondo le fabbriche simbolo della "grande trasformazione italiana" - Innocenti, Fiat,
Carbosulcis, Fincantieri, Omsa, Videocolor - le stesse che oggi sono simbolo del "grande collasso". I protagonisti, invece, sono le donne e gli uomini che in quelle fabbriche non possono lavorarci o rischiano di non poterlo piú fare: precari, disoccupati, cassaintegrati, esodati. Sono i nuovi poveri italiani, la cui voce è, all'interno di ogni capitolo, riportata in presa diretta. Gabriele Polo e Giovanna Boursier hanno raccolto le loro storie di rabbia, lotta, disillusione, speranza e le hanno cucite insieme sul tessuto di una storia piú grande: quella di un Paese al quale manca la terra sotto i piedi, ma che si ostina a tenere gli occhi puntati al cielo.
 
     
Copertina Impresa impossibile. Storie di italiani che hanno combattuto e vinto la crisi
Corrado Formigli, Mondadori , 2014

"Sono tante le facce di italiani perbene che mi tornano in mente. Facce stravolte, voci strozzate, gesti duri. I tartassati dalla crisi, quelli presi a calci dalle istituzioni e dalle banche. I piccoli e medi imprenditori onesti sono i nuovi eroi italiani. Mai avrei pensato di arrivare a scriverlo. E dedicare loro il mio primo libro. Raccontando otto imprese eccezionali nel cuore della recessione. Al di là della retorica del padroncino spolpato da
Equitalia, nel crac italiano di questi mesi c'è anche molta improvvisazione, tanta cialtroneria. L'incapacità di reggere la competizione. La crisi sta facendo selezione, liberandoci di chi è inadeguato a stare sul mercato, dei mille furbetti che sono rimasti immeritatamente a galla nella grande palude. La crisi inghiotte le nostre imprese a ritmi impressionanti, e nel caos muoiono i sani e i malati. Ma se vogliamo raccontare cosa c'è domani, non possiamo fermarci ai defunti. Non lo scrivo per buonismo o spirito di patria: per come siamo messi oggi, il pessimismo è un sentimento onesto. E non è con l'ottimismo elettorale che ci caveremo fuori dai guai. Però limitarsi a raccontare chi è caduto e chi cadrà non basta più. Io ho due figlie e sto tentando di capire se l'Italia è ancora un Paese per loro. Perciò ho preso la macchina e percorso il nostro Paese da Nord a Sud. Imbattendomi nell'Italia che ci crede, nonostante il vento cattivo che soffia contro. Le persone che conoscerete in queste pagine sono generose, creative, orgogliose ed egocentriche. Ho cercato prodotti speciali, visioni curiose, intenti maniacali. Ho trovato imprenditori geniali. Incazzati, disillusi e un po' folli, però mai stanchi di provarci. C'è un filo che lega tutte le storie: il talento incredibile delle donne e degli uomini che hanno portato al successo le loro imprese. Per opporsi al declino, hanno sviluppato la fantasia e il senso di comunità. Riuscendo a moltiplicare i fatturati in situazioni disperate. E dimostrando che in Italia la crisi si può ancora vincere. Che il made in Italy è la memoria di ciò che eravamo e rischiamo di non essere più. Che solo coinvolgendo i giovani nelle aziende si possono tenere accesi sogni e desideri. Perché non può esserci impresa impossibile senza umanità." 
 
     
Copertina Sette anni di vacche sobrie. Come sarà l'Italia del 2020? Sfide e opportunità di crescita per sopravvivere alla crisi
Marco Magnani, UTET , 2014


Fino al 2020 non saranno anni di vacche grasse. Forse in nessun angolo del mondo occidentale. Per l'Italia potrebbero essere ancora anni di vacche magre, come quelli finora trascorsi dalla bolla dei mutui
subprime. Possiamo evitarlo, possiamo finalmente invertire la tendenza e iniziare un nuovo ciclo di crescita. L'Italia di fine decennio sarà in gran parte il risultato delle decisioni di oggi e delle sfide che accetteremo di affrontare. Da dove ripartire? Questo libro riassume un progetto di ricerca ("Italy 2030") e tre anni di studio all'Harvard University. Dal confronto con le esperienze di successo all'estero (ma anche all'interno) e valorizzando i "tradizionali" punti di forza del Paese, Marco Magnani individua almeno sei sfide grazie alle quali l'Italia può tornare a crescere, economicamente e non solo.
 
     
Copertina Tempi decisivi. Natura e retorica delle crisi internazionali
Alessandro Colombo, Feltrinelli Editore , 2014


"La crisi tende a imporsi come una dimensione essenziale del nostro tempo. Mentre, attorno a questa dimensione, il nostro tempo confessa verità
chenelle pause sempre più strette di normalità politica – e di una normalità,oltre tutto, sempre meno capace di definirsi come tale – si sforza maldestramente di nascondere."
 
     
Copertina
I padroni della crisi. Come la recessione nutre le mafie
Biagio Simonetta, Il Saggiatore , 2013


La crisi economica è feroce. Sembra interminabile. Anche chi, solo nel 2011, negava la sua esistenza è costretto a fare i conti con i danni sociali e umani della recessione. Mentre le televisioni si occupano a orario continuato del famigerato spread e le manovre finanziarie "lacrime e sangue" si susseguono, Biagio Simonetta indica una prospettiva che pochi considerano. È il punto di vista dei vincitori, quello delle mafie. Il principio è il solito: molto denaro, molto potere. Soprattutto quando il denaro, tutt'intorno, scarseggia. L'applicazione è tanto lineare quanto sconcertante: in Italia e nel mondo, più l'economia si contrae, più le mafie si espandono. L'immensa liquidità proveniente dal traffico di cocaina ha salvato dal fallimento alcune delle banche più grandi del pianeta. I prestiti di 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra soccorrono le piccole imprese strette nella morsa del fisco e del
credit crunch; se l'unica alternativa è chiudere i battenti, poco importa che le organizzazioni criminali richiedano tassi da usura e che alla fine si impadroniscano dell'azienda. E se davanti al dramma della disoccupazione e della povertà lo Stato latita, la liquidità mafiosa compra tutto, anche il consenso della popolazione. O trova ottime occasioni per il riciclaggio, approfittando di chi, disperato, vende i gioielli di famiglia al "compro oro" per pagare il mutuo o si illude di poter sbancare la "macchinetta" della sala giochi. I padroni della crisi esplora la forza camaleontica delle mafie, capaci di trarre vantaggio dalla sofferenza di tutto il resto della società, oggi come ai tempi di Al Capone. Afferma una verità amara, che pochi vogliono ascoltare: l'economia illegale ha dato sollievo a buona parte dell'economia legale, anche e soprattutto al Nord. Ma è un sollievo passeggero, illusorio; si trasforma in un cappio che, mentre la recessione avanza, si stringe intorno al collo delle persone. E minaccia la nostra democrazia.
 
     
Copertina
La crisi non è finita
Stephen Mihm ; Nouriel Roubini, Feltrinelli Editore , 2013


"Ciò che abbiamo appena vissuto è solo un assaggio di ciò che verrà. Le crisi faranno parte del nostro futuro"Nel settembre del 2006, dal podio del Fondo monetario internazionale, un professore di economia della New York University ammonì sull'imminente, terribile crack dell'economia mondiale, innescato dalla crisi dei mutui immobiliari americani. All'e­poca nessuno diede peso alle sue fosche analisi, ma oggi, dopo che tutte le sue previsioni si sono puntualmente avverate, Nouriel Roubini è riconosciuto come uno degli economisti più autorevoli del mondo. In questo libro Roubini svela finalmente in che modo sia riuscito a prevedere prima di altri la crisi in arrivo, evidenzia gli errori da evitare nella fase attuale e indica i passi da compiere per uscirne in modo stabile. Centrale nella sua visione è la convinzione che i disastri economici non siano "cigni neri", eventi unici e imprevedibili, privi di cause specifiche. Al contrario, i cataclismi finanziari sono antichi quanto il capitalismo stesso e si possono prevedere e riconoscere mettendo a confronto i dati ricavabili dalle diverse realtà geografiche ed epoche storiche. Solo traendo i giusti insegnamenti dalle tante esperienze di crisi, ammonisce Roubini, possiamo fronteggiare l'endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura, circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a immaginare un futuro più stabile per l'economia mondiale.
 
     
Copertina Rompere la gabbia. Sovranità monetaria e rinegoziazione del debito contro la crisi
Claudio Moffa Gruppo Editoriale Macro, 2013


Mentre la crisi chiude le fabbriche e gli enti pubblici, crea disoccupati, distrugge i residui dello Stato sociale e affama i nostri portafogli si resta spesso disorientati sia dal linguaggio volutamente astruso dei mass media e dei politici, sia dal girare a vuoto delle "proposte" via via avanzate: per ogni passo in avanti accennato, la risposta è sempre "dobbiamo trovare le risorse", come a dire che si deve prendere con una mano quel che si è restituito
conl'altra. Un gioco al massacro.Così dal debito non si uscirà mai.Decisamente in controtendenza rispetto alla cripticità con cui si è soliti affrontare queste tematiche, il libro di Claudio Moffa utilizza il linguaggio più semplice possibile per analizzare due tabù che ci impediscono di "rompere la gabbia" dentro cui la crisi ci ha imprigionati: il signoraggio e il debito pubblico. Per affrontare questi due problemi occorre presa di coscienza e coraggio politico.Varie le possibilità:• ri-nazionalizzare la Banca d'Italia,• fondare una nuova Banca centrale di Stato incaricata di emettere banconote,• affidare l'emissione monetaria direttamente alla Zecca di Stato, sotto il controllo del Tesoro.L'alternativa facile, invece, è quella di illudersi che in fondo le cose vadano bene così, continuando a far finta di non sapere.Soluzione "indolore" e veloce. Ma davvero non ci meritiamo qualcosa di più?L'autore: Claudio MoffaDocente universitario, giornalista professionista e notista di politica estera su testate di rilevanza nazionale e internazionale.Si è sempre distinto per il rigore metodologico dei suoi studi e per il coraggio con cui ha affrontato alcuni dogmi storici: la "parola magica" dell'autodecisione dei popoli (La questione nazionale dopo la decolonizzazione: per una rilettura del principio di autodecisione dei popoli, 1989); l'erronea marginalizzazione del capitale finanziario nel marxismo (Marx e il Canale di Suez, 1996), solo per citarne alcuni.
 
     
Copertina Il capitalismo in-finito. Indagine sui territori della crisi
Aldo Bonomi, Einaudi , 2013


Che cosa è cambiato rispetto agli anni del trionfo del modello della piccola e media azienda italiana rampante? E che cosa da quando migliaia di imprenditori (molti nel Nordest) investivano nel Made in Italy e si lanciavano in nuove sfide, mossi dalla voglia di affermarsi sul mercato e di guadagnarsi il proprio posto al sole? Erano gli anni di quel che Bonomi definì il "capitalismo molecolare". È cambiato tutto. Dal Nordovest alla Pedemontana lombarda e veneta e poi dall'Emilia, la Toscana fino al Sud, il nuovo saggio di Bonomi - straordinario per la mole di dati e di preziose interviste raccolti su tutto il territorio - mette insieme le storie di artigiani, imprenditori, piccoli e meno. E lo fa nel contesto non agevole di un declino dei ceti medi di mercato (professionisti, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori) e della middle class cresciuta con lo sviluppo dei sistemi di welfare. Eppure, nonostante le difficoltà, l'indagine di Bonomi ci dice che piccoli imprenditori e lavoratori della conoscenza non subiscono passivamente la crisi; aggiornano le competenze, si muovono sul mercato, cooperano. Forse, in alternativa al "finanzcapitalismo" la traccia da seguire sta nella eventualità di far sì che la parola chiave, Economia, sappia tenere assieme le 3 T della new economy (Tecnologia-Talento-Tolleranza) con le 3 T della Terra come risorsa, del Territorio da ripensare e della Tenuta dell'ecosistema.
 
     
Copertina La convergenza inevitabile. Una via globale per uscire dalla crisi
Michael Spence, Laterza , 2012


Le colossali asimmetrie fra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo si stanno riducendo. Due mondi distinti convergono. Il futuro della crescita è legato alla capacità delle prossime generazioni di comprendere il modo in cui evolverà la nostra reciproca dipendenza e di trovare modi creativi per gestirla e governarla. Se cercate un quadro lucido, scorrevole, coerente e sgombro da pregiudizi di ciò che è successo e di ciò che potrebbe succedere nell'economia mondiale, questo libro è il posto perfetto dove trovarlo. Robert Solow, Premio Nobel 1987 per l'Economia Il senso comune non è così noto tra gli economisti. Per fortuna Michael Spence va in direzione opposta. In questo libro dispensa perle di saggezza sulla crescita sotto forma di bocconcini facilmente digeribili. I policymaker mondiali farebbero meglio a drizzare le orecchie. Dani Rodrik, Università di Harvard, autore di La globalizzazione intelligente È una storia di sfide continue ma anche di grandi speranze. Un libro di analisi incentrate sulla crescita economica, sull'esperienza dei paesi emergenti, sulle evoluzioni prevedibili per il futuro dell'era globale è, quasi per definizione, ricco di lezioni e suggerimenti per il nostro paese. Dalla Prefazione di Enrico Tommaso Cucchiani   .
 
     
Copertina Manifesto degli economisti sgomenti. Capire e superare la crisi
AA. VV., minimum fax , 2012


La crisi che attraversiamo si sta rivelando uno tsunami capace di distruggere economie di intere nazioni come la Grecia, mettere in discussione la tenuta stessa dell'Unione Europea, portare anche l'Italia a un crac sociale di dimensioni imprevedibili. Le ricette delle istituzioni sono ben note: salvataggio delle banche a tutti i costi, fiducia cieca nella stessa bolla finanziaria che ha creato il disastro, e politiche di austerity che acuiscono il conflitto sociale. Ma nel frattempo si sta diffondendo una sensibilità diversa, alternativa al neoliberismo, secondo la quale è necessario porre delle regole alla finanza globale in nome di una società più equa.Il Manifesto degli economisti sgomenti è un libro essenziale per diverse ragioni. Innanzitutto è un vademecum chiarissimo per chi vuole mantenere un occhio critico sulla realtà: in dieci concisi capitoli smentisce altrettante false certezze sulla crisi economica che sentiamo ripetere, indiscusse, sui media: dall'idea che "i mercati finanziari sono efficienti" a quella che "l'aumento del debito pubblico è il risultato di una spesa eccessiva". In secondo luogo è la proposta concreta di una serie di misure economiche da adottare invece di quelle fallimentari adoperate finora. Infine è una guida a una serie di pratiche che ogni giorno ciascuno di noi, nel suo piccolo, può mettere in atto, per costruire insieme un'economia diversa e migliore. Questo libro, originariamente uscito in Francia e pubblicato per la prima volta in italiano in formato elettronico da Sbilanciamoci!, viene qui presentato in una nuova edizione aggiornata e arricchita da un contributo inedito di Andrea Baranes.

 
     
Copertina Il prezzo della civiltà. La crisi del capitalismo e la nuova strada verso la prosperità
Jeffrey D. Sachs, Codice Edizioni , 2012


Il prezzo della civiltà non solo indaga le cause della recessione globale, che si è ormai palesata come una crisi strutturale delle democrazie capitaliste occidentali, ma offre anche una speranza, la ricetta per una soluzione, difficile ma concreta e praticabile. L'ampiezza di sguardo e la capacità analitica pongono Jeffrey Sachs a pieno titolo tra i pensatori più influenti di questi anni. La diagnosi è netta e non lascia alcun dubbio: una società in cui l'1 per cento della popolazione (manager strapagati, banchieri ed élite economiche) detiene la maggior parte della ricchezza, lasciando il restante 99 per cento alla deriva, è una società ingiusta, che mai potrà sperare in una qualsiasi ripresa. L'unica soluzione possibile è pagare il prezzo della civiltà: una più equa distribuzione del carico fiscale (è tempo che i ricchi facciano la loro parte è uno dei messaggi chiave del libro, potente nella sua semplicità), un profondo rispetto delle necessità dei più bisognosi, e la consapevolezza che le virtù personali e civiche sono il collante che tiene assieme una società sana.
 
     
Copertina
Le crisi economiche in Italia. Dall'Ottocento a oggi
Paolo Frascani, Laterza , 2012


L'attuale crisi economica pone l'esigenza, finora poco avvertita, di interrogarsi sul modo in cui eventi simili siano stati, in passato, affrontati e percepiti. Paolo Frascani analizza tre momenti salienti della storia economica dell'Italia contemporanea: la depressione di fine Ottocento, la recessione tra le due guerre mondiali e quella causata dagli shock petroliferi degli anni Settanta del secolo scorso. Tre fasi destinate a influenzare profondamente, oltre agli assetti finanziari e produttivi, anche la storia sociale e politica dell'Italia, segnando mentalità e saperi del tempo della crisi.
 
     
Copertina Il salto. Reinventarsi un lavoro al tempo della crisi
Lynda Gratton, Il Saggiatore , 2012


Le forze che cambieranno le nostre vite e il nostro modo di lavorare nei prossimi anni sono cinque: tecnologia, globalizzazione, demografia e longevità, energia. La tecnologia semplifica il mondo, ma consuma tutto il nostro tempo. La globalizzazione ci permette di lavorare ovunque, ma di dover competere con persone provenienti da ogni luogo del mondo. Contro le forze della frammentazione, dell'isolamento e dell'esclusione, l'autrice propone un nuovo futuro per il lavoro, fatto di condivisione della creatività, micro imprenditorialità e impegno sociale. Con questo libro
Lynda Gratton ci suggerisce che, comunque vada, questi elementi possono essere analizzati per prepararsi al meglio all'inesorabile trasformazione del lavoro.
 
     
Copertina Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi
Luciano Gallino, Einaudi , 2011


Mega-macchine sociali: sono le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unità. Esistono da migliaia di anni. Le piramidi dell'antico Egitto sono state costruite da una di esse capace di far lavorare unitariamente (appunto come parti di una macchina) decine di migliaia di uomini per generazioni di seguito. Era una mega-macchina l'apparato amministrativo- militare dell'impero romano.
Formidabili mega-macchine sono state, nel Novecento, l'esercito tedesco e la burocrazia politico-economica dell'Urss.
Come macchina sociale, il finanzcapitalismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale, a motivo della sua estensione planetaria e della sua capillare penetrazione in tutti i sottosistemi sociali, e in tutti gli strati della società, della natura e della persona. Così da abbracciare ogni momento e aspetto dell'esistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o all'estinzione.
Perché il finanzcapitalismo ha come motore non più la produzione di merci ma il sistema finanziario. Il denaro viene impiegato, investito, fatto circolare sui mercati allo scopo di produrre immediatamente una maggior quantità di denaro. In un crescendo patologico che ci appare sempre più fuori controllo. È possibile correggere le storture più evidenti della civiltà malata del denaro? Luciano Gallino, dopo aver disegnato, in un formidabile affresco, le grandi linee di questo processo, di natura epocale, prova a indicarci le strade possibili della "salvezza", le vie di fuga, tutte difficili è vero, alla ricerca di nuovi, ineluttabili, contromovimenti.
 
     
Copertina SOS economia. Ovvero la crisi spiegata ai comuni mortali
Fabrizio Galimberti, Laterza , 2011


Luglio 2007: è la data d'inizio di una crisi che squassa l'economia mondiale e tormenta i sonni di famiglie e imprese. Come tutte le crisi che si rispettano, questa ci tocca non solo e non tanto come notizia, ma anche e soprattutto come persone che la soffrono e ne soffrono. Fabrizio
Galimberti parla a chi non sa molto di economia, offre spiegazioni piane e comprensibili di quanto sta accadendo e (presumibilmente) accadrà nel mondo. Perché anche noi, comuni mortali, abbiamo il diritto/dovere di cercare di capire.Come è possibile che i problemi sorti in un oscuro sottosettore del credito immobiliare Usa si siano ingrossati come una palla di neve? È giusto salvare le banche? E perché allora non salvare anche famiglie e imprese? Chi pagherà per tutto questo? Di chi è stata la colpa? Come ne usciremo? "Il mondo sta pagando un duro prezzo agli eccessi del passato, i sacrifici ci sono e sono pesanti. C'è solo da sperare che i sacrifici di oggi portino domani a un sistema finanziario più sano. Alla fine del primo decennio del XXI secolo non c'è che la speranza che il 'sistema bancario ombra' torni al sole, e la finanza torni a essere l'ancella dell'economia invece che un irresponsabile apprendista stregone".
 
     
Copertina La crisi non è uguale per tutti
Tito Boeri, Rizzoli , 2011


Perché l'Italia è entrata prima degli altri Paesi nella recessione? E perché, nonostante non abbia subito il fallimento di grandi banche e l'esplosione della bolla immobiliare, sta vivendo la crisi peggio di altri Stati? Cosa ci attende quando finalmente il mondo ripartirà? Sapremo uscire non solo dalla recessione, ma anche dalla stagnazione in cui ci dibattiamo da oltre quindici anni? Sono interrogativi di cui oggi nessuno discute in Italia. La politica economica sembra scomparsa dall'agenda nazionale. Non riappare neanche in autunno, consueto momento di confronto sulla Finanziaria, in cui un governo dovrebbe spiegare le iniziative che intende prendere e un'opposizione formulare le proprie critiche. Niente di tutto ciò: solo il vuoto. Amplificato da un'informazione sempre più reticente ad affrontare i nodi spinosi dei rapporti fra politica economica e sistema bancario. In questo libro Tito Boeri passa in rassegna quel poco che è stato fatto e l'enorme mole di ciò che non è stato fatto per fronteggiare la crisi in Italia. Esplora temi diversi come la proliferazione di nuove tasse (dalla Robin
tax alla Padania tax), il federalismo zoppo e inconcludente, le occasioni mancate nel riformare scuola e università e le contraddizioni insite nell'unica riforma varata sin qui da questo governo — quella della pubblica amministrazione. Numerosi sono gli episodi rievocati, dall'incredibile vicenda Telecom all'eterno tormentone Alitalia, passando per i meandri di Calciopoli, tutti emblematici del modo in cui opera la classe dirigente italiana. Ma nel testo di Boeri non c'è solo denuncia: ci sono anche proposte concrete, che riguardano soprattutto le azioni da intraprendere per evitare che questa crisi comporti, come precedenti recessioni, un forte incremento delle disuguaglianze e della povertà.
 
     
Copertina La crisi, e poi?
Jacques Attali, Fazi Editore , 2010


Come siamo arrivati fino a questo punto? Sembrava che il mondo stesse procedendo per il verso giusto, la crescita economica era la più rapida della storia e tutto lasciava presagire che sarebbe continuata per molti decenni, grazie alla presenza – su scala mondiale – di un abbondante risparmio e a progressi tecnologici straordinari. Ed ecco che, improvvisamente, siamo all'alba di una depressione planetaria, la più grave da ottant'anni a questa parte. In apparenza nulla di grave, se non che alcune famiglie americane non sono più in grado di pagare il loro debito immobiliare. L'obiettivo del libro è quello di spiegare questo mistero nella maniera più semplice possibile e prevedere dove la crisi ci porterà, in modo da non ricascarci più". In La crisi, e poi?
Attali descrive tutte le fasi del crac, andando a indagare i precedenti storici e le ragioni socio-economiche che hanno portato a questa situazione. Ma delinea pure i possibili scenari che a breve termine potranno verificarsi e le scelte che i governi occidentali possono ancora fare per evitare il tracollo totale.
 
     
Copertina Sopravvivere alla crisi
Jacques Attali, Fazi Editore , 2010


"Un giorno o l'altro questa crisi si concluderà, come tutte le altre, lasciando dietro di sé innumerevoli vittime e qualche raro vincitore. Ma ciascuno di noi potrebbe anche uscirne in uno stato di gran lunga migliore di quello con cui ci siamo entrati. Questo a patto di comprenderne la logica e il percorso, di servirsi delle nuove conoscenze accumulate in vari settori, di contare soltanto su se stessi, di prendersi sul serio, di diventare attori del proprio destino e di adottare audaci strategie di sopravvivenza personale. Il mio scopo non è pertanto quello di esporre un programma politico per risolvere questa crisi e tutte quelle che seguiranno, e neppure quello di offrire vaghe generalizzazioni moraleggianti, bensì di suggerire strategie precise e concrete che permettano a ognuno di "cercare uno spiraglio nella sventura" e di sapersi destreggiare tra gli ostacoli che si presenteranno, senza affidarsi ad altri per sopravvivere, per vivere meglio".
 
     

     
E, per finire, ...  un paio di letture più rilassanti ...
     

     
Copertina Corso di sopravvivenza per consumisti in crisi
Lia Celi, Laterza , 2013


Un viaggio per tappe dentro quei luoghi magici del turboconsumismo dai quali la recessione rischia di sbatterci fuori. Bisogna imparare a muoversi con circospezione. Lia Celi lo sa perfettamente e la sua satira, divertentissima e sferzante, è anche un modo intelligente per ironizzare sul nostro ruolo di consumatori.Raffaella De Santis, "la Repubblica"Una nota scrittrice umoristica gioca con le nostre manie consumistiche, frustrate dagli stipendi sempre più piccoli e dai costi sempre più alti. Risultato? Risate e qualche idea per fare a meno del superfluo. Da leggere."Oggi"Lia Celi ci racconta i templi del consumo, dall'ipermercato al negozio biologico, dalla libreria alla profumeria. E ci accompagna all'uscita con un sorriso e qualche idea in più.Brunella Schisa, "il Venerdì di Repubblica"Le statistiche parlano chiaro: lo shopping si è congelato e le compere senza pensieri sono un lontano ricordo. La via d'uscita è quindi rieducarsi alla moderazione. Come? Ridendo di se stessi e delle seduzioni con cui il mercato cerca di conquistare cuore e portafogli. Un libro divertentissimo."La nuova ecologia"
 
     
Copertina La dieta mediterranea ai tempi della crisi
Marialaura Bonaccio ; Giovanni De Gaetano, Il Pensiero Scientifico , 2013


La dieta mediterranea è in via di estinzione. Avevamo un tesoro e lo stiamo dissipando, investendo in una dieta a base di junk food: un attentato alla salute che provoca sovrappeso e obesità, fattori di rischio per malattie cardiovascolari, artrosi, diabete, tumori. È questo il grido d'allarme di Giovanni de Gaetano e Marialaura Bonaccio, del Laboratorio di ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso sui fattori di rischio legati allo stile di vita, in particolare all'alimentazione) e autori di La dieta mediterranea ai tempi della crisi. Epidemiologia della scelleratezza, di prossima pubblicazione. Però, come afferma Silvio Garattini nella sua prefazione al volume, "l'attuale crisi economica può essere una grande occasione per privilegiare i consumi dietetici 'salutari' dei cittadini" se solo i governi avviassero intense politiche di educazione alimentare, perché la buona alimentazione, come la dieta mediterranea, è uno degli aspetti fondamentali della prevenzione. E così, dopo aver cercato di spiegare come e perché certe abitudini alimentari nascono e si consolidano in particolari aree del mondo, Bonaccio e de Gaetano auspicano che la prevenzione si faccia cultura ed entri nelle nostre case parlando anche ai più piccoli: ciò non avrebbe solo effetti immediati per la salute, ridurrebbe costi medici non necessari e migliorerebbe la qualità della vita delle persone.
 
     


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